Impianto dentale in titanio: è possibile fare una valutazione predittiva sull’eventuale attecchimento? Sì: tramite moderne analisi di laboratorio

gennaio 13, 2014 | By | Reply Leggi tutti

implantologia-dentale-assimasL’eduntelismo, o perdita di denti, è un fenomeno molto rilevante soprattutto dopo i sessant’anni, in questo campo varie sono state le soluzioni messe in atto, ma le protesi mobili ricevono sempre minore consenso perché psicologicamente difficili da accettare.

Proprio per questo motivo l’odontoiatria non si è fermata alle protesi mobili e ha cercato di proporre nuove soluzioni e la vera innovazione, se non addirittura rivoluzione, sono state le protesi fisse, ovvero l’implantologia dentale che permette di fissare la protesi nell’osso mascellare o nell’osso mandibolare e che permettono di recuperare una piena funzionalità masticatoria e fonetica.

In questo campo particolare rilevanza è data al titanio. L’uso di questo materiale è dovuto a Branemark che a metà degli anni sessanta notò la connessione funzionale e anatomica tra esso e il tessuto osseo, in particolare notò la capacità di attecchimento elevata tra questi due elementi, la stessa venne poi definita osteointegrazione. Sulla scia di questi dati iniziarono ulteriori ricerche e l’elaborazione di protocolli per l’applicazione di protesi realizzate con il titanio.

Nonostante i successi, gli studi rivelano che a 5 anni dall’intervento di implantologia con il titanio il livello di successo arriva all’80%, mentre ad un anno dall’intervento la percentuale sale all’85%. Questi dati sono importanti per gli ulteriori studi che si sono concentrati sui residui, ovvero su quel 20% di casi in cui nonostante l’uso del titanio non c’è attecchimento; il fine è creare una predittività vicina alla certezza sulla riuscita o meno di un intervento al fine di evitare nei pazienti l’inutile ricorso all’implantologia dove è prevedibile la non riuscita.

E’ ormai noto il ruolo dei germi come causa di infiammazione cronica che può favorire un rigetto dell’impianto. D’altra parte l’infiammazione può anche essere determinata dall’azione delle particelle di ossido di titanio che vengono continuamente rilasciate dall’impianto anche se esguito a regola d’arte. Oggi l’odontoiatra può disporre di due importanti analisi di laboratorio per effettuare una valutazione di tipo predittivo in riferimento alla possibilità di rigetto dell’impianto stesso. E’ infatti accertato che ogni paziente, in base ad una propria specifica costituzione genetica, possa rispondere in maniera diversa alla presenza di un imopianto.

La prima analisi è il “Test di stimolazione con titanio”. Si aggiungono in vitro particelle di ossido di titanio al sangue del paziente e si determina la produzione di interleuchine ((TNF-alfa e IL-1beta), indice di una reazione infiammatoria.

La seconda è un’analisi di biologia molecolare (polimorfismo genetico) e valuta la tendenza (determinata geneticamente per ogni individuo) di reagire in senso infiammatorio quando viene a contatto con sostanze estranee (non self), come ad esempio quelle presenti in un impianto in titanio.

Prima di realizzare un impianto in titanio l’odontoiatra dovrebbe sempre richiedere tali esami di laboratorio per meglio valutare la possibilià di attecchimento

 

 

 

Fonti : http://www.umwelt-medizin-gesellschaft.de

http://www.amicidibrugg.it/rivista/200202/art1_1.asp

Foto : leblancdds.com

Tag: , , , , ,

Categoria: Odontoiatria ambientale

Leave a Reply

È necessario essere loggato per inserire un commento.