Inquinamento da Arsenico: una triste realtà

settembre 11, 2014 | By | Reply Leggi tutti

arsenicCresce l’allarme arsenico nell’acqua in molte regioni d’Italia. Da diversi anni le Istituzioni Pubbliche hanno segnalato la presenza di arsenico nell’acqua che arriva nelle nostre case, portando a sostegno della tesi rilevazioni scientifiche accurate e dati inoppugnabili.

L’acqua all’arsenico – indicato come cancerogeno di “classe I” dalla IARC – è legata strettamente all’aumento di casi di tumore e di altre gravi malattie in diverse zone del nostro Paese, e in modo particolare nel Lazio. In totale, i comuni a rischio sono 90: 21 nella provincia di Roma, 60 in quella di Viterbo e 9 in quella di Latina.

A fornire tali dati, che svelano una realtà sconcertante, è stato il “Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario della Regione Lazio” attraverso la sua “Valutazione epidemiologica degli effetti sulla salute in relazione alla contaminazione da arsenico nelle acque potabili nelle popolazioni residenti nei comuni del Lazio”.

Nelle zone in cui è stata effettuata la valutazione sono stati accertati livelli di arsenico ampiamente superiori ai limiti stabiliti dalla legge, con un aumento considerevole di tumori, malattie cardiovascolari e altre patologie gravi.

Il territorio più inquinato è risultato essere quello viterbese e proprio a Viterbo sono state mostrate le cifre dell’analisi da Antonella Litta dell’ISDE, “Associazione italiana medici per l’ambiente”, e dal segretario della FIMMG, “Federazione italiana medici di medicina generale”, Luciano Sordini.
L’indagine ha messo a confronto i dati delle ricerche effettuate fra il 2005 e il 2011 dall’Arpa, mettendole in relazione con il numero di malattie e decessi riscontrati nella popolazione nel medesimo periodo.

I risultati parlano chiaro: nelle aree in cui i livelli di arsenico sono più alti, è elevata anche l’incidenza dei tumori maligni, in particolare quelli che colpiscono vescica e polmoni; inoltre è stato registrato un aumento del numero di infarti, dei casi di infertilità e di ipertensione. Dallo studio emerge che nei comuni che presentano “livelli di arsenico superiori a 20 microgrammi per litro” la percentuale di mortalità è più alta del 10%, sia per le donne che per gli uomini.

La conclusione della dottoressa Litta non lascia spazio al dubbio: “I dati dimostrano che il consumo di acqua e cibo contaminati ci sta uccidendo. Perciò le istituzioni devono subito attivarsi per installare i de-arsenificatori“. Le ragioni per installarli sono due, spiega sempre Litta: “Perché è un obbligo di legge e perché altrimenti continueremo a morire”.
I rischi non sono circoscritti soltanto alla regione Lazio, ma riguardano tutto il Paese.

“Da oltre dieci anni”- prosegue ancora Litta -“l’arsenico è presente nelle acque potabili ed è fuori controllo, arrivando spesso a superare di ben 5 volte il limite di 10 microgrammi per litro previsto dall’Europa”. L’Italia continua a sottostimare il pericolo, tanto che in molte aree della penisola le reti idriche non sono ancora state bonificate dall’arsenico.

Il tempo comincia a stringere e all’Italia non ne resta molto per mettersi in regola, rispettando le direttive che la Comunità Europea ha imposto: entro il 31 dicembre 2014 il Bel Paese dovrà rientrare nei limiti previsti dalle normative, costruendo nell’arco di questi quattro mesi gli impianti di de-arsenificazione necessaria.

Il limite stabilito dalla Comunità Europea risale addirittura al 2003, quando venne fissato a non oltre i 10 microgrammi per litro la quantità di arsenico nelle acque potabili.

La tolleranza può arrivare sino a 20 microgrammi per litro ma solamente per un periodo di tempo ridotto, superato il quale i rischi per la salute aumentano.

Nel Lazio tale limite di tempo è stato superato da un pezzo, dato che i cittadini segnalano da anni i livelli eccessivi di arsenico nelle acque, eppure i Comuni e le istituzioni, che ben conoscono la situazione, non hanno ancora previsto alcun tipo di intervento per purificare le acque e costruire gli impianti di de-arsenificazione.

Cosa fare quindi?

Se le Istituzioni, colpevolmente, non ci difendono, dobbiamo provvedere da soli. Utilizzare acque in cui non sia presente Arsenico, e provvedere periodicamente a terapie chelanti e detossificanti, ad esempio utilizzando prodotti come Reaxtion Mi-chela, Reaxtion Cl-500

Fonte greenme.it

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Categoria: Metalli pesanti

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