Nuovo allarme per deficit cerebrali da sostanze chimiche

aprile 28, 2014 | By | Reply Leggi tutti

deficit-cerebraliUna regolamentazione chiara ed aggiornata deve essere diffusa in merito alle sostanze potenzialmente dannose per lo sviluppo del cervello in fase pre-natale.

E’ questo l’appello lanciato dagli autorevoli studiosi Philippe Grandjean e Philip J. Landrigan, i quali lavorano rispettivamente nelle prestigiose Harvard School of Public Health e nella struttura Icahn School of Medicine del Mount Sinai.

Lo studio, pubblicato sulle pagine della rivista “Lancet Neurology“, ha evidenziato che lo sviluppo del cervello nei bambini in fase pre-natale può essere attaccato da sostanze chimiche pericolose in percentuale doppia rispetto a sette anni fa; queste sostanze inoltre sono presenti e contenute in molti oggetti di uso comune, dai vestiti fino ai mobili e ai giocattoli.

Gli studiosi hanno quindi richiesto una revisione dei regolamenti, la quale deve interessare la legislatura globale in materia di rischio. Per risolvere il problema le leggi in materia devono essere affiancate dalle severe procedure di controllo sugli oggetti e sui componenti, simili a quelle adottate nel controllo dei farmaci.

I produttori devono, in altri termini, dimostrare che i loro prodotti presentano un basso livello di neurotossicità.

Sebbene queste procedure presentino un costo elevato, gli scienziati hanno risposto dichiarando che ogni dollaro speso in prevenzione può farne risparmiare da diciassette fino a oltre duecento in termini di costi diretti e indiretti.

A ciò si aggiunge ovviamente la salvaguardia della salute infantile e la possibilità di combattere deficit cerebrali di natura degenerativa.

Anche se la placenta materna è in grado di filtrare molte delle sostanze potenzialmente tossiche per il feto, alcune sostanze chimiche e alcuni metalli pesanti sono in grado di attraversarla, arrecando danni neurologici gravi al nascituro.

Fino a sette anni fa le sostanze dichiarate “neurotossiche” erano infatti sei: il metilmercurio, l’arsenico, i policlorobifenili, il toluene e ovviamente il piombo.

Negli Stati Uniti i danni stimati dalla presenza di metalli pesanti quali il piombo e il metilmercurio sono molto rilevanti, ma gli studiosi affermano che essi possono rappresentare solo una parte del problema. L’indebolimento cerebrale della popolazione può infatti  portare a conseguenze disastrose sul piano della perdita del quoziente intellettivo in termini globali.

I danni cerebrali sui bambini si tradurrebbero quindi in un indebolimento produttivo delle nuove generazioni, sempre più colpite da questi gravi deficit cerebrali.

Gli studiosi affermano inoltre che pochi sono gli studi in corso e che mancano ancora molti metalli pesanti e molte sostanze chimiche da analizzare. Soprattutto nei Paesi in via di sviluppo la qualità dell’acqua e dell’aria possono rappresentare rilevanti fonti di neurotossicità per le madri e quindi per i nascituri.

Studi recenti hanno aggiunto alle sostanze chimiche dannose conosciute almeno altri sei elementi: i fluoruri, il manganese, il pesticida chlorpyrifos, il solvente tetracloroetilene, i ritardanti di fiamma con base di polibromodifenileteri e il DDT.

Cosa provocano questi metalli pesanti e queste sostanze chimiche? Deficit cerebrali, in quanto queste sostanze chimiche hanno un’ alto potenziale di neurotossicità.

Le conseguenze sul feto interessato da queste sostanza variano, infatti, dal poco conosciuto ADHD, ovvero il disturbo di deficit dell’attenzione, fino a patologie più gravi, inclusa la dislessia.

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Categoria: Ftalati, Insetticidi, pesticidi, Metalli pesanti

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