PFT, PFOS e PFOA: un approfondimento necessario

ottobre 16, 2017 | By Leggi tutti

Con la sigla PFT si fa riferimento alla classe di composti chimici detta “Tensioattivi perfluorati”.
Si tratta di molecole di origine sintetica con proprietà tensioattive e che costituiscono inquinanti organici persistenti.

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I rappresentanti più importanti sono gli acidi pefluoro-ottanici (PFOA) e gli acidi perfluor-ottan-solfonici (PFOS). A causa della molteplicità del loro uso, e della loro persistenza, sono riscontrabili ovunque nell’ambiente e nel sangue di animali ed esseri umani. La distribuzione ubiquitaria avviene sia a causa delle correnti marine, sia mediante il trasporto nell’atmosfera di composti provvisori intermedi che vengono prodotti ed elaborati, come gli alcoli perfluoro-telomerici ed altri.

Questi composti provvisori vengono trasformati nell’ambiente ed all’interno degli organismi viventi in PFOA e PFOS.
PFOS è in genere commercializzato come sale sodico o potassico. È stato utilizzato principalmente per materiali come tessuti, tappeti e carta per renderli resistenti a grasso, olio e acqua. Inoltre, è stato ed è ancora utilizzato in modo limitato in galvanostegia, in fotografia, fotolitografia, nell’industria dei semiconduttori, in schiume antincendio e in fluidi idraulici per l’industria aerospaziale.

Trovano impiego tra l’altro in spray impregnanti, cere per pavimenti, come rivestimenti protetivi (Scotchgard, Stainmaster, SilverStone), per moquette, imbottiture per mobili, tessuti, nei cosmetici, in involti per alimenti, schiume ignifughe e comeadiuvanti nella produzione di polimeri fluorati.

Il polimero più famoso è il teflon, che tra l’altro viene impiegato nei vestiti di Gore-Tex, impianti, filo dentale e come rivestimento antiaderente nelle stoviglie.

Ne consegue un numero elevato di fonti potenziali di esposizione per l’uomo.

I PFT si accumulano nel corpo umano quando vengono assunti per lungo tempo attraverso i cibi e l’acqua potabile.

Gli PFOS, a causa della loro elevata Persistenza, Bioaccumulazione e Tossicità, sono stati valutati dall’EU come sostanze critiche, e proibite dal giugno 2008. Eccezione sono impieghi speciali come rivestimenti fotografici, antiappannanti per cromature e liquidi idraulici per velivoli. Non è comunque chiaro quanto anche altri PFT possano appartenere al gruppo dei PBT.
Nel 2009 il PFOS è stato aggiunto all’appendice B della Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti.
L’uso di PFOS e suoi derivati è ancora possibile in Europa in base dal Regolamento (UE) 757/2010, che prevede una serie di deroghe per usi molto limitati, oggetto di riesami periodici, e norme specifiche per la gestione dei rifiuti contenenti PFOS. PFOS e prodotti chimici correlati sono ancora prodotti in Cina.

In seguito ad assunzione per via orale, inalatoria o dermatologica, gli PFOA e PFOS si distribuiscono soprattutto nel fegato, plasma (albumina) e rene, tuttavia non nel tessuto adiposo.

Entrambe le sostanze passano attraverso la placenta. Rapportate con il sangue materno, le concentrazioni di PFOS nel sangue del cordone ombelicale sono circa la metà, quelle degli PFOA sono analoghe.

In base ad uno studio condotto nel 2002 dalla Direzione ambientale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, PFOS risulta persistente, bioaccumulabile e tossico (PBT) per i mammiferi. Nel 2008 è stato mostrato che una concentrazione di PFOS ~90 ppb (parti per miliardo) nel siero sanguigno di topi maschi influenza il sistema immunitario, facendo nascere la possibilità che persone molto esposte e animali selvatici sviluppino immunodeficienza.

Uova di gallina trattate con 1 mg per chilogrammo (pari a 1000 ppb) di PFOS hanno sviluppato pulcini che ne avevano ~150 ppb nel siero sanguigno, e hanno mostrato asimmetria cerebrale e ridotti livelli di immunoglobulina. I valori di PFOS sono stati misurati in varie specie selvatiche.

I livelli osservati negli animali selvatici sono considerati sufficienti ad “alterare i parametri della salute”. Da studi su animali risulta che il PFOS può causare tumori, ritardi dello sviluppo fisico, ritardi della crescita, alterazioni del sistema endocrino e mortalità neonatale; quest’ultima potrebbe essere il risultato più drammatico dei test su animali di laboratorio. Femmine di topi con livelli sanguigni di PFOS comparabili a quelli trovati negli animali selvatici e nell’uomo hanno mostrato un’accresciuta mortalità se infettati da Influenzavirus A. Il PFOS riduce la dimensione alla nascita

La presenza di PFOS in donne gravide è stata associata con preeclampsia. La presenza di PFOS è stata associata ad un’alterazione dei livelli dei ormoni tiroidei in Inuit adulti[ e ad un maggior rischio di valori elevati di colesterolo.
Nei giovani statunitensi di 12–15 anni l’esposizione a PFOS è stata correlata con un maggior rischio di sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD).

Alcuni articoli dalla letteratura scientifica medica:

1) Cord Serum Concentrations of Perfluorooctane Sulfonate (PFOS) and Perfluorooctanoate (PFOA) in Relation to Weight and Size at Birth
2) Binding of PFOS to serum albumin and DNA: insight into the molecular toxicity of perfluorochemicals
3) Correlations between Prenatal Exposure to Perfluorinated Chemicals and Reduced Fetal Growth
4) Concentrations of perfluorooctane sulfonate (PFOS) and perfluorooctanoic acid (PFOA) in vacuum cleaner dust collected in Japanese homes
5) Immunotoxic changes associated with a 7-day oral exposure to perfluorooctanesulfonate (PFOS) in adult male C57BL/6 mice
6) Developmental neurotoxicity of persistent organic pollutants: an update on childhood outcome
7) Gestational Exposure to Endocrine-Disrupting Chemicals and Reciprocal Social, Repetitive, and Stereotypic Behaviors in 4- and 5-Year-Old Children: The HOME Study
8) Prenatal Exposure to Perfluoroalkyl Substances and Behavioral Development in Children

Conclusioni: I PFT (in particolare PFOS e PFOA) sono sostanze chimiche che, a causa della loro elevata Persistenza, Bioaccumulazione e Tossicità, sono pericolose per l’ambiente e sicuramente tossiche per l’uomo.
Molti sono gli studi scientifici che dimostrano i danni che possono arrecare all’essere umano. In particolare a carico del Sistema Nervoso, del Sistema Endocrino e del Sistema Immunitaio.

La comunità internazionale ha provveduto a stabilire i cosiddetti “valori soglia” che l’essere umano dovrebbe essere in grado di tollerare, senza che ne conseguano conseguenze negative per la salute.

C’è comunque da osservare che:

1) con il realizzarsi di nuovi studi scientifici, ci si rende via via conto che, valori che in precedenza venivano ritenuti tollerabili, si dimostrano essere tossici

2) tali limiti non considerano la peculiarità di ogni singolo individuo. Mi riferisco a:
– suscettibilità: esistono soggetti che, a causa ad esempio di polimorfismi genetici, posseggono una espressione ridotta degli enzimi detossificanti e quindi non sono in grado di metabolizzare ed eliminare sostanze chimiche tossiche esogene in maniera adeguata
– vulnerabilità: esistono soggetti che a causa di altre situazioni o patologie sono maggiormente sensibili ai carichi tossici (neonati, bambini, anziani, donne in gravidanza, soggetti affetti da altre patologie)

3) le valutazioni relative ai cosiddetti “valori soglia” non considerano che ogni individuo è soggetto ad esposizioni multiple a più sostanze nocive contemporaneamente. Esiste cioè un effetto di sommazione, che molto spesso determina un vero e proprio moltiplicarsi e potenziarsi degli effetti nocivi causati da ogni sostanza studiata singolarmente

4) A seguito della Conferenza sull’Ambiente e lo Sviluppo delle Nazioni Unite (Earth Summit) di Rio de Janeiro del 1992, a cui parteciparono più di centottanta delegazioni governative da tutto il mondo, venne ratificata la Dichiarazione di Rio[, nella quale tra l’altro si sanciva e si accettava il “principio di precauzione”. Il principio di precauzione si applica cioè non a pericoli già identificati, ma a pericoli potenziali, di cui non si ha ancora conoscenza certa. I PFT rientrano sicuramente in questo ambito (per quello che riguarda gli effetti tossici non ancora “sicuramente dimostrati”).

ASSIMAS (Associazione Italiana di Medicina Ambientale) ha come scopo quello di fare informazione (per i cittadini) e formazione (per i medici e gli operatori sanitari in generale) in riferimento alla stretta correlazione esistente tra Ambiente e Salute.

Dal punto di vista medico-clinico è ormai accertato che l’esposizione a queste sostanze può essere in grado di determinare (come causa o concausa) numerose patologie (in particolare malattie croniche) e disturbi funzionali.
Compito del medico è quello di agire sostanzialmente a tre livelli:

1) prevenzione: ridurre al massimo (meglio ancora vietare) la produzione, l’impiego e l’immissione nell’ambiente di questa sostanze, ed il contatto con esse. Richiedere analisi di laboratorio a soggetti esposti (anche se non ammalati) in maniera da verificare se vi sono dei carichi a tale riguardo e provvedere ad una terapia adeguata

2) diagnosi: laddove ci sia il sospetto che la patologia o il disturbo funzionale di cui soffre il paziente abbia come causa o concausa una di queste sostanze, verificarlo mediante apposite analisi di laboratorio

3) terapia: una volta effettuata la diagnosi (che deve essere una diagnosi eziologica) si può procedere ad una adeguata terapia (terapia eziologica).

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