Stop al glifosato, un veleno da cui nessuno è immune (nemmeno i bambini)

maggio 27, 2017 | By Leggi tutti

technique-1831943_1280

 

Il 24 maggio a Roma in una conferenza stampa – cui ho partecipato come rappresentante di Isde Italia – sono stati presentati i risultati della ricerca del glifosate – il pesticida più utilizzato al mondo – sulle urine di 14 donne gravide romane ed il dossier “il veleno è servito” realizzato da Asud e da altre associazioni da sempre impegnate nella difesa della salute e dell’ambiente.

Per quanto attiene le indagini sulle urine, si tratta di 14 donne volontarie fra i 30 e i 40 anni di cui nessuna è professionalmente esposta a pesticidi in quanto tutte residenti nella capitale e non occupate in agricoltura. Le analisi sono state condotte in un laboratorio tedesco e si è trattato, ancora una volta, di un’indagine eseguita per iniziativa spontanea, in questo caso da “Il Salvagente” e da Asud, ma sostenuta da tutta la coalizione italiana Stop glifosate.
Già questo è motivo di riflessione, perché nel nostro paese vi è una pressoché totale assenza di indagini di biomonitoraggio da parte delle Istituzioni e solo a fronte di conclamati disastri ambientali (vedi Pfas in Veneto) qualcosa viene intrapreso. Viceversa, in moltissimi altri paesi, indagini di biomonitoraggio su cordone ombelicale, latte materno, siero o urine di donne gravide o bambini sono pratiche routinarie. I risultati dei 14 campioni romani sono davvero sconcertanti e preoccupanti, perché il glifosate è presente in tutti i 14 campioni e se sono esposte le mamme in attesa, lo sono evidentemente anche le creature che hanno in grembo.

I livelli trovati variano da un minimo di 0,43 ng/ml ad un massimo di 3,48 ng/ml e in 4 casi il valore è pari o maggiore di 1,5 ng/ml. Difficile fare confronti, ma segnalo che di recente è stata pubblicata un’indagine effettuata in Germania dal 2001 al 2015 su un totale di 399 soggetti (maschi e femmine) di età compresa tra i 20 e i 29 anni in cui il glifosate è stato trovato solo nel 32% dei campioni.
Se poi si considerano i singoli gruppi (20 uomini e 20 donne) esaminati anno per anno, il glifosato è stato trovato, nel peggiore dei casi, nel 57,5% delle analisi effettuate nell’anno preso in considerazione, ma mai nel 100% e mai con valori di concentrazione così elevati. Il valore massimo riscontrato tra le 14 donne gravide esaminate a Roma è stato di 3,48 ng/ml, superiore del 24% del più alto valore trovato tra le 399 analisi effettuate in Germania in cui il valore massimo è stato pari a 2,80 ng/ml, valore superato anche da un’altra delle donne analizzate a Roma.

Sul glifosate, da tempo è aperto un contenzioso scientifico sul quale già sono intervenuta. In questa sede mi limito a ricordare che i diversi e sconcertanti pareri trovano una spiegazione nelle diverse modalità di valutazione a cominciare dal fatto che la Iarc fa riferimento a tutti i lavori scientifici pubblicati e condotti anche sul prodotto commerciale, notoriamente più tossico del principio attivo per la presenza di coadiuvanti e coformulanti, mentre le agenzie regolatorie si basano sulla documentazione del proponente sull’azione del solo principio attivo; documentazione spesso prodotta in modo opaco e non disponibile a terzi. Per non parlare dei pesanti conflitti di interesse che aleggiano su alcuni degli estensori di questi pareri”.

PER LEGGERE L’INTERO ARTICOLO DI PATRIZIA GENTILINI SU IL FATTO QUOTIDIANO CLICCA QUI.

Tag: ,

Categoria: In evidenza, Insetticidi, pesticidi

I commenti sono chiusi.