Terra dei fuochi: un pericolo anche per gli archeologi

luglio 14, 2014 | By | Reply Leggi tutti

terra-dei-fuochiDella ‘Terra dei fuochi’ e delle conseguenze che il disastro ambientale, perpetrato nel corso degli anni, ha comportato non si parla mai abbastanza.

Laddove la ricerca scientifica non riesce con certezza a stabilire un nesso tra le malattie croniche dei cittadini e l’inquinamento del territorio interviene la statistica. Si perchè ciò che per alcuni potrebbe sembrare una semplice coincidenza, per altri è invece la conferma di una triste realtà.

Immense discariche sepolte sotto pochi metri di terra, materiali altamente pericolosi per la salute – come ad esempio l’amianto -, carcasse d’automobili e quant’altro, sono diventate parte integrante dell’area denominata Terra dei fuochi.

E a rimetterci non sono soltando gli abitanti del posto, ma anche gli addetti ai lavori, esposti quotidianamente a rischi di cui non sanno nemmeno quali conseguenze possono avere sulla loro esistenza.

E’il caso degli archeologi impegnati da lungo tempo sul territorio campano, che scavano in modo forsennato lungo la tratta destinata alla TAV Roma-Napoli.

I lavori inerenti alla costruzione del percorso destinato al treno ad altà velocità, hanno portato alla luce numerosi siti archeologici di grande importanza.

Pare che ogni mezzo chilometro si scopra una meraviglia del passato, tanto che almeno il 5% dei fondi destinati all’opera sono stati impiegati per queste ragioni.
Ora che il capitolo Terra dei Fuochi ha ricevuto la massima attenzione da parte dei media e conseguentemente dell’opinione pubblica, emergono dati a dir poco sconvolgenti.

L’archeologa Lidia Vignola, che ha partecipato personalmente agli scavi nelle zone più a rischio, porta una preziosa testimonianza delle condizioni in cui versa il territorio e delle conseguenze che l’hanno coinvolta in maniera più o meno diretta.

Molti dei suoi colleghi hanno avuto problemi alle vie respiratorie, altri si sono ammalati e alcuni sono addirittura deceduti. Racconta inoltre di come, nelle giornate di lavoro, utilizzasse senza problemi l’acqua corrente per lavare la frutta portata da casa, la stessa impiegata per irrigare i campi, e di conseguenza potenzialmente contaminata.

O addirittura del fatto che gli stessi archeologi mangiassero le verdure coltivate nei dintorni, il tutto senza essere minimamente a conoscenza del disastro ambientale in corso d’opera.

Tommaso Conti, a capo di ANA Campania da le prime stime di un triste bilancio: ben tre archeologi su cinquecento hanno perso la vita in seguito a malattie incurabili, dopo aver lavorato nell’area della Terra dei Fuochi. Nella speranza che i prossimi dati non siano simili ad un bollettino di guerra si attende il massiccio intervento dello Stato. Il decreto ‘Terra dei Fuochi’ è stato varato il 5 Febbraio scorso, ma servirà davvero la mano pesante, quantomeno per arginare un fenomeno di proporzioni devastanti.

Questa importante denuncia deve far pensare….ma deve anche far agire! Si dovrebbe procedere nel modo seguente:

  1. in pazienti affetti da patologie croniche (compresi i tumori), che sono esposti (o lo sono stati) a sostanze tossiche, andrebbe valutata la loro presenza nell’organismo
  2. si dovrebbe evitare di alimentarsi con prodotti di allevamento ed agricoltura provenienti da zone dimostrate inquinate da metalli pesanti, amianto ed altri veleni
  3. si dovrebbe procedere periodicamente a terapie che hanno l’obiettivo di rimuovere dall’organismo metalli pesanti e sostanze tossiche (es. Clorella, Zeolite)
Foto ilmattino.it
Fonte corriere.it

 

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Categoria: Insetticidi, pesticidi, Metalli pesanti

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